ICF, un modello per migliorare la qualità della vita e per l’inclusione sociale
La Classificazione internazionale del funzionamento e della disabilità (ICF), introdotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel maggio del 2001, fornisce un modello per la misurazione del funzionamento e della disabilità e una serie di termini per descrivere in dettaglio questi fenomeni. A differenza delle precedenti, è una classificazione delle "componenti della salute e non delle "conseguenze delle malattie". L’ICF è uno strumento utile per valutare la condizione delle persone con disabilità e rispondere in modo appropriato ai loro bisogni. Approvato e riconosciuto da 191 Paesi, l’ICF ha introdotto un modello di approccio alla disabilità definito bio-psico-sociale, attraverso il quale è possibile codificare non soltanto il profilo di funzionamento di una persona, ma, soprattutto, identificare se l'ambiente in cui è inserita rappresenta, per lo sviluppo della sua vita e per il rispetto della sua dignità, una barriera o un facilitatore. In questo senso il modello può essere definito multidimensionale e interattivo. La disabilità, infatti, non è più considerata una condizione soggettiva dato che le capacità delle persone dipendono sia da fattori individuali sia da fattori sociali: l’OMS sottolinea che la disabilità è “un’esperienza universale, una difficoltà nel funzionamento a livello del corpo, della persona ed a livello della società, in uno o più ambiti della vita, così come viene vissuta ed esperita da una persona con una qualunque condizione di salute in interazione con i fattori contestuali”. Ne consegue che ogni individuo, date le proprie condizioni di salute, può trovarsi in un ambiente con caratteristiche che possono limitare o restringere le proprie capacità funzionali e di partecipazione sociale. L’ICF correlando la condizione di salute con l’ambiente, promuove un metodo di misurazione della salute, delle capacità e delle difficoltà nella realizzazione di attività che permette di individuare gli ostacoli da rimuovere o gli interventi da effettuare affinché l’individuo possa raggiungere il massimo della propria auto-realizzazione.
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Menichini, “L’ICF è uno straordinario strumento per l’inclusione sociale. La sua sperimentazione in Italia è una buona pratica”
Ci avviciniamo all’appuntamento ICF del 19 e 20 maggio durante il quale istituzioni, associazioni ed esperti faranno il punto sulla sperimentazione della classificazione in Italia. L’Istituto per gli Affari Sociali, in quanto capofila del progetto Disability and Social Exclusion, ritiene importante aprire sul portale DSE uno spazio dedicato al metodo che ha rivoluzionato l’approccio alla disabilità e che, grazie alla sua efficacia come strumento di valutazione in base al funzionamento, può diventare sempre più un punto di riferimento per gli operatori sul territorio. “Per questo”, dice Isabella Menichini, direttore generale IAS, “crediamo che vada sfruttata ogni opportunità per la sua diffusione sul territorio nazionale”.
Menichini, qual è il collegamento tra ICF e il progetto Disability and Social Exclusion?
ICF è uno strumento straordinario e rivoluzionario per la riduzione dell’esclusione sociale delle persone con disabilità, che è poi l’obiettivo che ci siamo proposti presentando il progetto DSE alla Commissione Europea. Ricordo che l’ICF è uno strumento di misurazione del funzionamento-disabilità di una persona che, attraverso una check-list piuttosto complessa misura il funzionamento non solo fisico, ma anche le capacità e le possibilità della persona rispetto all’ambiente in cui vive. L’ICF ci dice che tutte le persone possono essere anche temporaneamente portatrici di una disabilità, ma che è soprattutto l’ambiente a rendere la persona disabile. In altri termini, tanto più l’ambiente è inaccessibile, e non solo in termini architettonici ma anche dal punto di vista culturale di accoglienza e inclusività, tanto più la persona sarà disabile. L’ICF misura i fattori della disabilità in termini di barriera/facilitatore prendendo in considerazione ogni elemento che può favorire o viceversa ostacolare una persona con disabilità: vicinanza dei familiari, amici, fattori ambientali, contesto sociale, barriere architettoniche e ostacoli di vario genere. E’ così possibile individuare elementi che possono migliorare la qualità della vita di una persona, inclusa la partecipazione sociale.
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Link utili:
Link al Portale Italiano delle Classificazioni
Link al Convegno Riva del Garda
Link al sito Italia Lavoro
Link al sito DIN
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