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Università per tutti. La formazione come strumento di inclusione socialeE' il titolo del convegno che si è tenuto a Catania il 19 novembre alle 9,30 a Palazzo Esa. L'incontro è stato organizzato nell'ambito del progetto DSE dalla Regione Sicilia, dall'Asp di Catania in collaborazione con la Consigliera Regionale di Parità. In Sicilia e Lazio i prossimi appuntamenti DSESi terranno a Catania e a Castel Sant'Angelo le prossime conferenze relative al progetto DSE. Il primo incontro nella città siciliana, previsto per il 19 novembre, si intitola "Università per tutti" e affronterà il tema della formazione universitaria come strumento di integrazione. A Castel Sant'Angelo il 3 dicembre si discuterà invece di sport. La conferenza dal titolo "Lo sport per esaltare le diversità", vedrà protagonisti persone con disabilità che racconteranno come, grazie alla pratica sportiva, si riescono a superare barriere relazionali e comunicative.
Buone Prassi: per il benessere sociale e l’occupabilità delle persone con disabilitàI percorsi formativi e occupazionali delle persone con disabilità mentale questi i temi affrontati nel corso di una tavola rotonda che si è svolta a Catania il 18 giugno alle 10 presso l’hotel Nettuno. L’iniziativa è stata organizzata dal Dipartimento Salute Mentale dell’ASP Catania nell’ambito del progetto DSE.
Il progetto DSE al Forum PAIl progetto “Disability and Social Exclusion” è stato presentato al Forum PA il18 maggio alle ore 10.00 presso la Sala Officine del padiglione 7. L’officina DSE si propone di incentivare le amministrazioni pubbliche alla co-progettazione con le organizzazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari; favorire il trasferimento di conoscenze sulla base delle esperienze finora raccolte; incoraggiare la diffusione di una nuova cultura nei confronti delle persone con disabilità affinché le politiche, le strutture ed i servizi siano sempre più inclusivi. All’incontro di martedì prossimo interverranno: Isabella Menichini, Direttore Generale dell’IAS, apertura dei lavori
La maggiore età è il primo banco di prova anche per le persone con disabilitàIn Italia si contano quasi 3 milioni di persone con disabilità, pari circa al 5 per cento di tutta la popolazione. Quanti diventeranno maggiorenni nel 2010? Il nostro paese è pronto a superare i comportamenti discriminatori e favorire una reale inclusione che rispetti anche l’acquisizione di nuovi diritti? I ragazzi e le ragazze con disabilità hanno diritto di vivere la maggiore età e sognare, come tutti a quell’età, la loro indipendenza fatta di lavoro, autonomia nelle decisioni, progetti per il futuro. E’ quanto emerso oggi durante la conferenza ‘La maggiore età delle persone con disabilità’, organizzata dal Comune di Parma partner del progetto “Disability and Social Exclusion” (DSE), co-finanziato dalla Commissione europea, e coordinato dall’Istituto per gli Affari sociali (IAS) in collaborazione con, la Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, Coface handicap, la Regione Sicilia, il Comune di Parma, il Comune di Castel Sant'Angelo (RI), West, Regesta ed il supporto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali “La maggiore età è una tappa fondamentale per tutti, in cui si inizia a progettare e proiettare nel futuro la propria vita: lavorativa, sociale e affettiva”, ha commentato Isabella Menichini, Direttore Generale dell’Istituto per gli affari sociali, istituto che con il progetto DSE ha dimostrato di aver colto il valore strategico di puntare sulle buone pratiche che si realizzano a livello territoriale. Attraverso la loro diffusione è possibile sostenere lo sviluppo di politiche a livello nazionale e locale che favoriscano concretamente l’inclusione sociale delle persone con disabilità. “Il nostro obiettivo principale è diffondere una cultura che superi gli stereotipi e gli atteggiamenti discriminatori a favore di una vera inclusione e partecipazione. Nei confronti delle persone con disabilità, infatti, - prosegue Menichini – ancora oggi sembra prevalere troppo spesso un atteggiamento assistenzialistico e risarcitorio. Bisogna cambiare prospettiva e mettere le persone nelle condizioni di essere protagoniste della propria vita. Del resto è proprio questo lo spirito dell’art. 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: queste persone devono poter scegliere dove, come e con chi vivere, devono avere come tutti i cittadini il diritto di realizzare i loro desideri. Devono avere la piena possibilità di decidere il percorso della propria vita”. Durante il convegno sono state presentate esperienze e progetti per garantire la vita autonoma e l’inclusione. Sono state raccontate storie e illustrati i risultati di Regioni impegnate in attività di inserimento sociale e lavorativo delle persone con disabilità, anche attraverso programmi personalizzati. Menichini ha ricordato che la vita indipendente alla maggiore età si costruisce oggi in Italia anche grazie alla possibilità di esercitare pienamente la propria capacità giuridica attraverso l’amministratore di sostegno: figura istituita nel 2004, fondamentale per consentire alle persone con disabilità di decidere come gestire e cosa fare del proprio patrimonio. Nella banca del portale DSE si possono trovare informazioni preziose, ad esempio in riferimento a quella che viene considerata una delle migliori esperienze italiane in questo ambito. “Solo riconoscendo il valore di una vita indipendente” conclude Menichini, “si promuove la figura di soggetto di diritto che attivamente sceglie della propria vita, stipula contratti, decide da sé il proprio accompagnatore o di quali ausili servirsi per la propria disabilità. E da destinatario di risorse economiche diventa un soggetto capace di creare ricchezza”.
Donne con disabilità: verso l’affermazione dei loro dirittiLa discriminazione multipla è ancora una realtà che pesa sulle donne con disabilità. Secondo quanto emerso dalla tavola rotonda dedicata all’argomento dal Comune di Parma, le donne fanno i conti con barriere di tipo culturale, di genere, di inclusione sociale e lavorativa. Diffondere un nuovo approccio culturale, investire su attività di formazione e informazione, su progetti di consulenza alla pari (donne con disabilità sostengono donne con disabilità), sono alcune delle proposte emerse durante l’incontro organizzato dal Comune di Parma nell’ambito del progetto DSE. “Le politiche di genere e le politiche sulla disabilità hanno marciato su binari paralleli”, ha sottolineato Daniela Bucci, consulente FISH, “non considerando la situazione delle donne con disabilità, che non godono di condizioni di pari opportunità né rispetto alle altre donne, né rispetto agli uomini con disabilità”. Nel nostro paese persiste l’idea che una persona, ma soprattutto una donna, con disabilità non ce la può fare ed è quindi lasciata sola con la sua determinazione e il suo percorso ad ostacoli. Cambiare approccio significa aiutare le donne ad acquisire consapevolezza delle proprie capacità, incoraggiarle ad affrontare il loro percorso di vita (personale e professionale), ascoltare i loro bisogni, e con rispetto considerarle sempre per quello che sono: donne, con la loro individualità, le loro ambizioni, i loro desideri, la loro sessualità. Durante la tavola rotonda è stata rimarcata più volte l’importanza dell’inserimento della dimensione di genere nella Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità. “In corso di negoziato, ci siamo battute affinché l’art. 6, interamente dedicato alla tutela delle donne con disabilità, fosse approvato”, ha commentato Isabella Menichini, Direttore Generale dell’Istituto per gli Affari Sociali.
Castel Sant’angelo: Menichini, il progetto con la Croce Rossa è già una buona praticaAumentano gli anni e anche i problemi degli anziani. La terza età spesso è un aggravante per le persone con disabilità, soprattutto per chi vive in piccoli centri dove a volte mancano servizi essenziali. Così il sindaco di Castel Sant’Angelo, Paolo Anibaldi, aprendo la Tavola Rotonda sul tema “Le persone con disabilità hanno diritto alla terza età?”.“E’fondamentale garantire, a tutti il diritto di poter scegliere in quale luogo vivere, in particolare agli anziani, che per propria storia, cultura e stile di vita, sono ancorati ai luoghi di origine ed è lì che vogliono trascorrere ogni giorno della propria vita. Ma in alcune piccole comunità, come la nostra, per sopperire alla ormai cronica carenza di risorse economiche occorre mettere in campo nuove idee. La nostra è “Salute a domicilio” ha detto il Sindaco. E di idee nuove ha parlato il direttore generale dell’Istituto Affari Sociali, Isabella Menichini, che ha presentato il progetto europeo “Disability and Social Exclusion” e lo ha descritto come “un contenitore di buone pratiche”, in cui le persone con disabilità possono trovare una risposta, un modo per scambiarsi le idee e capire come si affronta il problema della disabilità in un’area metropolitana come Milano o nella regione Toscana, in un grande Comune come Parma o in un piccolo centro come Castel Sant’Angelo. Menichini ha spiegato il motivo dell’inserimento nel progetto europeo del Comune di Castel Sant’Angelo in rappresentanza delle aree rurali. Questo comune ha infatti avviato un progetto sperimentale, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, che servirà per sostenere le persone anziane e il loro diritto alla salute. Una stazione ferroviaria in disuso, verrà trasformata in centro di raccolta delle richieste delle persone anziane del comune: assistenza sanitaria, visite mediche, acquisto farmaci, ecc. Il progetto è già considerato una “buona pratica” e nasce per agevolare chi ha scelto di continuare a vivere nella propria casa in un piccolo centro.
Ecco i progetti italiani dell'Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione socialeIl Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha reso noti i progetti che riceveranno un cofinanziamento per l’attuazione del Programma nazionale nell’ ambito dell’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. La Regione Lazio detiene il primato dei progetti presentati, seguita da Lombardia e Campania. Ultimi il Trentino e la Valle D’Aosta. Con 500 mila euro saranno finanziati 13 progetti che, nel 60% dei casi, sono stati presentati dalle associazioni e le cooperative sociali. La durata media delle attività previste dai progetti è di dieci mesi. Le iniziative hanno prevalentemente come destinatari le famiglie, i giovani, i bambini e gli adolescenti. Alcuni progetti si rivolgono alle persone con disabilità (circa l’ 1%), e tra questi figura “per..correre domani” un'idea dell’associazione campana “pro handicap anche noi”, che ha ricevuto un finanziamento di 40 mila euro. Tra i piani presentati e cofinanziati alcuni sono volti all’ individuazione di strategie per il contrasto della povertà, altri all'organizzazione di eventi nazionali e locali di accrescimento della conoscenza e della sensibilizzazione. Infine sono stati finanziati progetti che hanno come oggetto indagini, studi e ricerche per conoscere meglio il fenomeno, monitorare e valutare le politiche in merito oppure creare reti per incentivare lo scambio di prassi e metodologie. Apertura dell'Anno Europeo della Lotta alla Povertà e all'Esclusione SocialeIl 15 febbraio il Ministro Maurizio Sacconi ha aperto ufficialmente l'Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Per l'occasione il portale DSE è stato arricchito di notizie, interviste inerenti le iniziative in corso nel nostro paese Il progetto DSE mira alla riduzione dell’esclusione sociale delle persone con disabilità e condivide molti degli obiettivi strategici individuati nel Programma nazionale italiano. Si parte dal riconoscimento del diritto delle persone, in particolar modo di quelle con disabilità che in alcuni casi subiscono forme di discriminazione multipla,e si sottolinea la necessità di assicurare loro una vita dignitosa e di poter svolgere un ruolo attivo nella società. Link al sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Il governo annuncia la campagna nazionale per il dono contro la solitudine e la povertà“Una guerra diffusa contro la solitudine”. Nel suo discorso di apertura dell’Anno europeo contro la povertà, il Ministro Maurizio Sacconi ha sottolineato le condizioni di disagio in cui vivono le persone senza mezzi di sussistenza e individua i metodi da seguire per rendere possibile l’inclusione sociale. In alcuni passaggi del suo discorso si riconoscono anche le condizioni in cui spesso vivono le persone con disabilità, soprattutto in realtà dove le reti di assistenza non riescono a contenere l’emarginazione. Chi è costretto a vivere senza i mezzi che consentano una vita dignitosa (alimentazione, casa, educazione, lavoro, servizi) è privato di una importante parte della propria vita, che è fatta anche di relazioni e di prospettive. I poveri, come le persone con disabilità, hanno bisogni e sofferenze che generano solitudine. Riuscire a individuarli e fornire risposte personalizzate e concrete è il primo passo per contrastare l'esclusione.
Lotta all'esclusione sociale: la sfida è nelle buone prassi Il Presidente dell’Istituto per gli Affari Sociali, Giulio Boscagli, per un Portale funzionale, utile e accessibile“Tutti noi dobbiamo compiere, agevolare e sostenere un profondo lavoro di adattamento culturale e sociale: un percorso di piena inclusione della persona con disabilità, considerata nella sua interezza e in relazione all’ambiente. Ciò significa offrire risposte appropriate, efficaci ed efficienti, a partire dalla conoscenza e dalla comprensione delle necessità e delle esigenze delle persone. Con questi intenti e con l’ambizioso obiettivo di rafforzare la lotta all’esclusione sociale delle persone con disabilità nasce il Portale “Disability and social exclusion”.
Le politiche per l’inclusione delle persone con disabilità e il sostegno alle famiglie. L’Europa può aiutarci?Lo scorso 14 dicembre a Reggio Calabria, presso la Sala Versace di Palazzo Ce. Dir, ha avuto luogo una tavola rotonda organizzata da Coface Handicap in collaborazione con l'Istituto per gli Affari Sociali. L’evento ha visto la partecipazione di più di 600 persone tra cui le famiglie, le persone con disabilità nonché gli esperti e i rappresentanti delle Istituzioni. Anna Maria Comito, presidente di Coface-handicap, ha posto l’attenzione sul ruolo decisivo svolto dalle famiglie di tutta Europa nell’assistere un congiunto con disabilità, con tutte le problematiche ad esso annesse. La presidente inoltre, ha tenuto a sottolineare il valore della Carta Europea del familiare assistente per garantire alle famiglie supporto sociale, economico e giuridico. Il progetto “Disability and Social Exclusion”, è stato invece illustrato da Rita Monaco, in rappresentanza dell’Istituto Affari Sociali. È emersa così l’importanza di avviare un processo di sensibilizzazione e di favorire il miglioramento della qualità di vita delle persone non autosufficienti attraverso la ricerca di buone prassi attuate a livello locale e nazionale. L’ evento si è concluso con la proiezione di alcuni video e buone prassi in atto nel contesto calabrese.
L’inclusione dei minori con disabilità attraverso l’accrescimento della consapevolezza del ruolo della famigliaIl 25 novembre 2009 a Parma si è tenuta una Tavola rotonda, organizzata dall'Istituto per gli Affari Sociali con il patrocinio del Comune di Parma. L’evento si è rivelato un importante momento di riflessione e un’opportunità di confronto tra le Istituzioni, il mondo dell'Associazionismo e della Società civile sulle politiche e i processi di inclusione delle persone con disabilità. Al centro del dibattito le esperienze e le buone pratiche condotte sul territorio.
Vita indipendente e sostegno alle famiglie di persone con disabilitàDalla tavola rotonda, tenutasi ad Ardore il 21 novembre 2009, è emersa una profonda solitudine nelle vite delle persone con disabilità aggravata da una mancanza di conoscenza dei propri diritti e da una scarsissima assistenza domiciliare. Da sottolineare al contrario il dato positivo dell’elevata integrazione scolastica, grazie allo sforzo di tanti insegnanti di sostegno, che purtroppo si limita alle ore in aula e non consente di proseguire le attività a casa con le famiglie. All’evento hanno partecipato circa cento persone provenienti da tutta la Locride: giovani, persone con disabilità, operatori del settore, insegnanti e rappresentanti delle istituzioni. Tra le varie proposte per il futuro particolare interesse ha suscitato quella di utilizzare Casa Mamre, sede dell’evento ed ex carcere minorile, come centro per attività e soggiorno dei ragazzi disabili assieme alle proprie famiglie.
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